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Quel che resta

SeimilanoPrecedentemente vi ho scritto di C6.tv. Nel frattempo ho googlato il nome della precedente creatura gestita da Di Gregorio. Cercando qualche dato su “Sei Milano”, realtà milanese sorta nel 1992 e lentamente scomparsa nel 2002, ho scoperto questo imperdibile angolo virtuale. Digitandolo troverete tutto sul famoso canale televisivo. Il titolo del lavoro, curato da una certa Ida Barone (ora a Studio Aperto), è: “PROFESSIONE VIDEOREPORTER, una giornata a Seimilano con Stefano Peduzzi”.

Ci siamo, o quasi.

C6.tv

Il suo nome è C6.tv e nasce dall’esperienza di “SeiMilano“, il purtroppo fallito progetto di rete all-news milanese. Alle spalle ci sta sempre il giornalista e imprenditore Marco Di Gregorio.
La sera in cui Celentano andava a fare bancomat in Rai, io ero incollato al pc e, per un’oretta, ho alternato i problemi di sua sorella con quelli di C6.tv.

Era il primo giorno di trasmissioni e, comprensibilmente, i disagi tecnici si sono diffusi a macchia d’olio: collegamenti che non funzionavano, microfoni spenti e telecamere incontrollate. Due i conduttori in onda dopo le 21: un ragazzo e una ragazza. Titolo: “i Serambuli“. Lui decisamente pittoresco e molto carino, lei simpatica e inizialmente senza voce (poco più di vent’anni a testa?). Il suo “mic” era spento e lo è rimasto per una decina di minuti. Entrambi poco abituati alle telecamere. Nello studio spoglio, allestito in una vetrina di Via Paolo Sarpi a Milano, alcuni ospiti seduti su un divano rosso, alle loro spalle colonne portanti bianche, uno schermo al plasma e le grandi vetrate che danno sulla pubblica via. Nella presunta scaletta (c’era?) sembravano figurare pure collegamenti esterni, garantiti rigorosamente da “videotelefoni”. Ne ho visto uno, quanto basta per capirne il concetto.

È veramente un progetto innovativo. Mi incuriosisce e pure stasera ho cliccato il sito di c6.tv. Apprezzo l’idea dello studio televisivo in vetrina, delle telecamere fisse, dei collegamenti col videofonino, del reality-show: tra un programma e l’altro si alza la musica e tu vedi cosa sta succedendo in redazione. Geniale!

Ci vuole coraggio per scendere in campo con una televisione tanto nuova, e De Gregorio ha dimostrato di averne parecchio già con “Sei Milano“. Auguro a C6.tv di avere un futuro roseo, davvero, anche se l’altra sera poche cose sono andate per il verso giusto. Ma non è questo il punto: quel che più mi importa è catturare gli spunti e le idee del progetto di Di Gregorio.

Le tv locali dovrebbero fare la stessa cosa e diventare più agili, presenti sul territorio, snelle e immediate. L’aspetto fondamentale è che la multimedialità garantita dal web permette di coniugare radio e tv. Il flusso radiofonico può entrare tranquillamente in televisione perché le barriere tecniche stanno crollando.

Ad esempio: perché non allestire uno studio televisivo multifunzionale, con camere fisse, sempre pronto per la messa in onda? Cosa intendo? Scenografia essenziale (anche una vetrina in pieno centro a Milano!) e adattabile a qualsiasi situazione, numerose camere fisse gestite dalla regia, tecnologie in grado di garantire un contatto diretto col pubblico e con gli inviati (tramite video o cellulare) e informare tempestivamente (news, borsa, meteo). L’immediatezza radiofonica entrerebbe automaticamente in tv.

Fanno tenerezza i disagi tecnici di C6.tv ma è comprensibile: loro hanno creato tutto da zero. Le realtà radiotelevisive locali esistenti hanno invece la fortuna di poter ricorrere a strutture e professionisti già a loro disposizione.

C6.tv sta facendo da apripista a sue spese, ora speriamo che qualche editore decida di seguirne le orme. Il percorso non è ancora completamente tracciato ma le impronte di Di Gregorio si dovrebbero intravvedere.