Mettiamoci in testa una cosa: non è sulle news che televisione, radio e quotidiani staranno in piedi. È sul tipo di immagini, di linguaggio, di scrittura e approfondimento che l’informazione proposta dai tre media potrà essere vincente. Tutto ruota e ruoterà attorno a internet, il fulcro che ingloba le caratteristiche presenti nei singoli mezzi: testi, voci, foto, video e interazione. Ecco perché radio, tv e giornali dovranno esaltare le proprie peculiarità, senza per questo tralasciare il flusso.
I quotidiani a pagamento, e in parte già avviene, dovranno raccontare storie originali con stile, approfondire, fare inchieste, interviste, ricorrere a belle immagini e all’infografica. Non ha più senso avere quotidiani pieni zeppi di agenzie; non è la quantità ma la qualità che permetterà al tradizionale foglio stampato, al televisore e all’autoradio di continuare a vivere.
La televisione dovrà invece mostrare il mondo sfruttando la potenza del video, proponendo inchieste, interviste e servizi giornalistici non scritti per essere sporcati con delle immagini ma sapientemente abbinate.
La radio dovrà esaltare il concetto di immediatezza, abbattere i confini geografici grazie al telefono, mantenere il contatto con gli ascoltatori, coinvolgerli, dare voce ai fatti, dibattere.
Internet, in questo contesto, sarà sempre più il fil rouge: quello che offre un costante e sempre accessibile flusso di news, che trasmette immagini “sporche” all’istante, audio integrali di interviste, che permette di recuperare trasmissioni radiotelevisive, accedere agli archivi dei quotidiani, interagire, dialogare con altri internauti, creare link per approfondire, mostrare il backstage e così via. Ed è in questo “contenitore” che gli altri tre mezzi inseriranno il loro materiale (grezzo o lavorato) e da dove attingeranno per poter elaborare i loro pezzi. In altre parole internet sarà la piattaforma tecnologica attorno al quale radio, tv e giornali ruoteranno. Una piattaforma gestita rigorosamente dal desk, da coordinatori del flusso.
Se certi redattori saranno quindi seduti in comodi uffici con tutte le tecnologie a raffinare per sito, tg o rg le news, altri giornalisti saranno invece sul territorio per raccogliere materiale grezzo (notizie, dichirazioni di politici, conferenze stampa, eventi), destinato prima di tutto al web e, in secondo luogo, agli altri vari media. Ma non è finita, un sempre più elevato numero di professionisti dovrà avere necessariamente il tempo e lo spazio per elaborare, approfondire e quindi realizzare inchieste, reportage televisivi o talk radiofonici. Solo così i quotidiani avranno più lettori, le tv piu spettatori e le radio più ascoltatori.
L’evoluzione che mi sembra di intercettare è quindi questa: ognuno insomma dovrà continuare ad offrire un servizio adeguato al media d’appartenenza ma, e qui si inserisce il tema delle “fusioni redazionali”, all’interno di un recinto di una comunità garantita da un grande marchio.
Come spiegava Carlo Verdelli, direttore della Gazzetta dello Sport “se fosse vero che il web toglie lettori alla carta stampata, la Gazzetta non esisterebbe più. Invece, cresce. Il giornale aumenta le copie perché cresce la comunità attorno al marchio Gazzetta”. Il giornale cartaceo e quello virtuale offrono due servizi diversi, destinati spesso anche e target diversi. Ma, e questo è fondamentale, “Gazzetta quotidiano” e “Gazzetta.it” sono accomunati da un nome e da una linea comune, premessa basilare per la formazione di un’ampia comunità.
Questo è un po’ quello che è già successo nel 2007 con Ticinonews: un portale, un telegiornale e un radiogiornale. Ogni media segue una linea comune, tracciata da un unico direttore e contraddistinta da un unico nome. La differenza la fanno i singoli mezzi: per la tv è indispensabile puntare sulla qualità delle immagini e dei servizi e per la radio bisognerà puntare sull’approfondimento, sul talk e sulle voci. Il web, come dicevo in precedenza, dovrà invece essere il collante.
La RTSI sta tentando di andare in questa direzione. A mio modo di vedere, per quel poco che so, si sta procedendo in maniera troppo regionalistica e disordinata. Questo è un discorso globale che dovrebbe coinvolgere tutta la potente SRG SSR idée suisse e che non può essere affrontato unicamente a livello locale.
Cosa farei concretamente per rendere multimediale l’informazione SSR? Piglierei il marchio già esistente Swissinfo e lo moltiplicherei in tutta la Svizzera; lo farei diventare un portale informativo multilingue mondiale, un canale radio/tv all-news trilingue disponibile in dvb-t/dab/cavo e satellite, telegiornali e radiogiornali per le singole regioni linguistiche. Questo dovrebbe essere il cappello dell’informazione SSR, sotto il quale troverebbero posto le trasmissioni di approfondimento, d’inchiesta, i dibattiti e via dicendo, destinate ai singoli mass media.
La multimedialità comporta uno scardinamento del concetto di appartenenza ad una rete radio o televisiva. Non si dovrà più pensare di lavorare per “TSI 1″, “Rete Due” o “TSR 2″ ma per una testata giornalistica nazionale.
È vero che la localizzazione delle redazioni è fondamentale ma prima bisogna dare un nome e un volto alle cose (il marchio è il punto di partenza!), stabilirne le strategie, gli obiettivi, i tempi, scegliere le tecnologie adatte, coinvolgere il personale, attuare un piano su larga scala e ragionare pensando di essere, prima di tutto, una testata giornalistica nazionale che raggruppa radio, tv e web.
Internet, per capirci, ci permette non solo di abbattere i confini mediatici ma anche quelli geografici. È per questo che la SSR dovrebbe sfruttare tutte le proprie risorse e non ragionare per “regioni linguistiche”, come invece può e deve fare un’emittente locale come TeleTicino.
A mo’ di esempio prenderei le informazioni stradali. La SSR ha creato qualche anno fa, suscitando meno scandalo, “Viasuisse”: redazione unica, un marchio comune e un solo stile per la viabilità radiofonica di tutta la Svizzera. Voilà, il concetto è questo.
2 Commenti
20 Gennaio 2008 alle 1:09 pm
Un articolo interessantissimo davvero, molto molto lungimirante..
27 Novembre 2008 alle 11:24 pm
Beh, la SRG SSR Idée Suisse dovrebbe pensare anche al fatto che i suoi contenuti dovrebbero essere usufruibili non solo su Internet, dove si vedono a volte con alcune difficoltà, ma anche via satellite. Ci stanno già, lo so, ma il cruccio è che sono limitati solo a voi svizzeri; io italiano con tutto che ho la parabola non posso seguire Falò il giovedì sera perché criptato, e per me vedere un filmato magari dopo 4 giorni dalla messa in onda con dei blocchi sul video non mi garba tanto quando basterebbe levare la codifica su tutte le autoproduzioni, discorso che dovrebbe essere fatto sia dalla TSI che dalla TSR che da SF. Se le radio sono già libere, perché tutti i programmi autoprodotti della tv non dovrebbero esserlo, a partire da Attenti a quei due fino a Falò, o al meteo di SF o alle inchieste della TSR?
Chi volesse aiutarmi a far sentire questa voce per favore firmi la petizione in Rete per la decodifica delle autoproduzioni TSI: http://www.petitiononline.com/rtsi2006 e sparga la voce affinché la SRG incominci a ragionare e pensi al fatto che far vedere le autoproduzioni sul satellite oltre che via Internet ne aumenterà la popolarità ed avrà anche altri riflessi positivi sulla Svizzera…