10 Dicembre 2007...9:00 pm

Sante Parole

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“Prima” è indispensabile. C’è solo un’edicola, in centro a Como, che ne ha un paio di copie. Appena mi arriva la newsletter col sommario corro fin lì, guardo in basso a destra già da lontano, penso “chi me la frega è finito!”, mi precipito allo stand e, proprio al fianco di “Internazionale”, infilo la mano e afferro l’ultimo numero.

Anche questa volta l’ho letta tutta d’un fiato. Le pagine che vanno dalla 52 alle 60le ho volute leggere alla fine. È l’intervista al direttore della Gazzetta dello Sport, Carlo Verdelli. Me lo ricordo come ex di Vanity Fair e soprattutto per quel divertente aneddoto: se non sbaglio al suo arrivo al foglio rosa regalò a tutti il libro “L’ultima copia del New York Times” (se non lo avete preso, recuperatelo!).

Be’, per arrivare al dunque, vi posso dire che in quelle otto pagine di “Prima” ci sono solo parole sante. Eccone alcune.

STRAMBIAMO
“Quando  i giornali sono in difficoltà – spiega Verdelli a Carlo Riva – le strade che uno ha davanti sono due, le solite due: o cerca di arrestare il declino frenando a più non posso; oppure cerca di strambare. Sì, cambiare strada, direzione… Questa seconda possibilità è quella che i direttori preferiscono. Perché mentre strambi ti dai da fare, reagisci, inventi qualcosa…e poi c’è questo mondo, quasta società che ti dà una mano. Perché qui tutto cambia – prosegue Verdelli – ogni giorno: la Toyota vende più di qualsiasi altro, anche della General Motors, negli Stati Uniti si candidano alle presidenziali un nero e una donna… E allora come minimo cerchi di cambiare anche tu, invece di continuare a vendere giornali vecchi, scritti con un linguaggio da notaio dell’Ottocento”.

L’intervista dovrei trascrivervela tutta ma non posso. Allora proseguo segnalandovi qualche altro passaggio.

GIORNALI E INTERNET
“(…) C’è il luogo comune che internet ammazza i quotidiani. Quando sono arrivato alla Gazzetta – spiega Verdelli – il sito faceva 200 mila utenti. Adesso abbiamo una media di 600 mila: tre volte tanto. Se fosse vero l’assioma che il web toglie lettori alla carta stampata, la Gazzetta non esisterebbe più. Invece, cresce. (…) Il giornale aumenta le copie, perché cresce la comunità intorno alla Gazzetta. A questo risultato contribuisce internet che offre ai lettori un servizio. Il quotidiano ne offre un altro tipo, ma sempre all’interno di un recinto di una comunità garantita da un grande marchio”.

REDAZIONI UNICHE
Ed è proprio attorno alla multimedialità che ruota gran parte del discorso di Verdelli: “(…) Presto – prevede  – le redazioni si fonderanno. Ogni giornalista dovrà lavorare sui due mezzi. Non è il futuro, è l’attualità. È insensato mandare sei persone a seguire Inter-Milan e aggiungerne un settimo per Internet. Le sei persone si organizzino. Prima di una partita avranno più notizie di qualsiasi altro giornale, perché è certamente il pool più grande che copre la partita. E le diano su Internet. Non è sulle news che vinciamo, ma sul tipo di scrittura e approfondimento che offriamo sul quotidiano“.

LINGUAGGIO
Per uno come me che non capisce nulla di sport, l’arrivo di Verdelli alla Gazzetta è stato significativo. Dico davvero. Mi è capitato più volte di trovarmi tra le mani e sotto gli occhi la “Gazza” e mi ha colpito un fatto: capivo cosa stavo leggendo. E non è che sono diventato più intelligente di botto, è che Verdelli ha cambiato qualcosa: “(…) se nel rugby – dichiara – è stato abolito il cosiddetto “terzo tempo”, voglio che i miei giornalisti spieghino che cosa è il “terzo tempo”. In questo modo anch’io, che non sono un esperto, posso godere della notizia”. Questo è il concetto che dovrebbe essere applicato anche ai quotidiani tradizionali che si occupano di politica, cronaca, spettacolo, cultura, economia: la comprensione generalizzata.

“Da una statistica – prosegue il direttore della Gazzetta su “Prima” – risulta che oggi quasi tutti gli studenti sanno più di Internet dei loro professori. Allora, va benissimo raccontare ai ragazzi il Foscolo, ma puoi ancora farlo come dieci o vent’anni fa? Il problema del comunicatore è capire dove si muove l’obiettivo della sua comunicazione. È la calamita che ti deve attrarre”.

MARCHETTE
Infine permettetemi di citare questo passaggio. È l’ultimo, ve lo prometto! Verdelli, infatti, ha la fama di essere un direttore molto rigoroso rispetto all’informazione, ma anche molto amato dal marketing: “(…) il marketing – sostiene il direttore – è una delle parti del sistema. Il marketing non mi chiede di fare una marchetta, ma un aiuto per spingere i prodotti. Se ne vendiamo di più avremo i soldi per aprire nuove pagine a Roma”.

Che dire, Verdelli sembra proprio essere l’uomo giusto per approdare in Via Solferino, alla testa del Corsera. Le voci si fanno infatti sempre più insistenti. E io ci spero quasi.

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